LA
FORZA
DEI
FATTI

I contenuti di questo sito fanno riferimento al libro “La Forza dei Fatti” di Luigi Brugnaro: una raccolta delle opere e delle iniziative realizzate nel corso del mandato di Sindaco della Città di Venezia dal 2015 al 2026.

BILANCIO DI UNDICI ANNI
DI LAVORO AL SERVIZIO DI VENEZIA

Nota metodologica

Le pagine che seguono nascono da un lavoro collettivo a più mani di raccolta, selezione, verifica e rielaborazione di una quantità molto ampia di materiali documentali, riferiti a circa undici anni di attività amministrativa, istituzionale e progettuale. Non si tratta, dunque, di un racconto costruito a memoria né di una semplice sequenza di cronaca, ma del tentativo di restituire in forma ordinata, leggibile e tematicamente coerente una mole molto estesa di atti, dati, immagini, progetti, relazioni e documenti ufficiali.

La base di questo volume è costituita anzitutto dalle fonti del Comune di Venezia e dei soggetti a esso collegati: deliberazioni di Giunta e di Consiglio comunale, atti di programmazione e pianificazione, bilanci, rendiconti, documento unico di programmazione, relazioni di fine mandato, documenti tecnici, relazioni istruttorie, report di monitoraggio, materiali progettuali, schede di intervento, documentazione delle società partecipate, delle fondazioni e delle istituzioni culturali. A queste fonti si aggiungono, a seconda dei capitoli, pubblicazioni istituzionali, presentazioni ufficiali, tavole tecniche, dossier tematici e materiali di rendicontazione predisposti nel corso degli anni.

Anche l’apparato iconografico è stato costruito seguendo lo stesso criterio di tracciabilità e coerenza con i contenuti. Le fotografie utilizzate provengono in larga parte da occasioni pubbliche, archivi istituzionali, documentazione di cantiere, eventi ufficiali, immagini già apparse sui canali del Comune o nei profili social dell’Amministrazione, oltre che da materiali raccolti a supporto dei singoli capitoli. In alcuni casi sono stati impiegati anche elaborati grafici, render, disegni tecnici e planimetrie, con finalità illustrativa e documentale.

Questo volume non sostituisce in alcun modo gli atti ufficiali, che restano la fonte primaria, integrale e giuridicamente rilevante di ogni scelta amministrativa. Più semplicemente, prova ad accompagnare il lettore dentro quella massa di documenti, offrendo una lettura organizzata per temi, risultati, processi e trasformazioni. Dove necessario, i dati sono stati sintetizzati, messi in relazione, uniformati nel linguaggio o ricondotti a un quadro d’insieme per rendere più chiaro il significato.

È naturale che, in un’opera di questa ampiezza — che raccoglie centinaia di interventi, migliaia di dati, numeri, importi, date, riferimenti amministrativi, opere, servizi, immagini e dettagli tecnici — vi sia chi cercherà il particolare, piuttosto che la fedeltà di un valore che nel frattempo si è modificato. È una possibilità reale, connaturata a ogni lavoro di ricognizione così vasto. Per questa ragione, eventuali errori o omissioni che dovessero emergere potranno essere corretti nella versione telematica del volume.

Questa non è una clausola di stile, ma una scelta di trasparenza. Proprio per questo resta aperto a puntualizzazioni e aggiornamenti, senza che ciò intacchi il suo significato essenziale: offrire un quadro serio, documentato e verificabile del lavoro svolto in questi anni, nella convinzione che la solidità dei fatti venga prima di tutto, e che anche la cura dei dettagli faccia parte del rispetto dovuto ai lettori. In altri termini, questa vuole essere una due-diligence riassuntiva di ciò che si è trovato e di ciò che si è lasciato, vuole rappresentare anche un metodo di trasparenza verso i cittadini e sarà utile anche a chi verrà chiamato ad amministrare la Città dopo Luigi Brugnaro.

Per la stampa di questo libro non è stata utilizzata alcuna risorsa pubblica, ma la stampa è sostenuta interamente da Luigi Brugnaro come persona fisica.

Si ringraziano per il materiale fornito: gli uffici stampa del Comune di Venezia, della Città metropolitana, di AVM, di Actv, di Vela, di Veritas, di Venis, di Insula, del Casinò di Venezia, della Fondazione Musei Civici, della Fondazione Teatro La Fenice, della Fondazione La Biennale di Venezia, nonché chiunque abbia fornito documenti utili alla sua realizzazione.

Un grazie particolare, infine, a tutti i collaboratori che hanno contribuito fattivamente alla realizzazione di questo libro.

Introduzione

di Luigi Brugnaro

 

Scrivere l’introduzione a questo volume, dopo undici anni della mia vita da Sindaco, significa anzitutto provare a dare forma a un tempo lungo, intenso, spesso difficile, ma sempre attraversato da una responsabilità precisa: servire Venezia con serietà, continuità e senso del dovere.

Questo libro nasce da qui, per mettere a disposizione una sintesi ampia, ordinata e leggibile del lavoro compiuto. Una sintesi a più mani e con diversi contributi perché nessun libro, per quanto lungo e dettagliato, potrebbe contenere per intero tutto ciò che significa governare una città come Venezia per quasi undici anni, domeniche comprese.

Quando sono arrivato a Ca’ Farsetti nel 2015, ho trovato un disastro economico e sociale. Io venivo da una storia personale e professionale che mi aveva insegnato alcune cose essenziali: non si può spendere più di quanto si incassa; il lavoro conta più delle parole; la fiducia non si eredita ma si conquista; i conti pubblici, come quelli di una famiglia o di un’impresa, non sono una materia astratta ma la base concreta della libertà di agire.

Per questo, la prima questione che abbiamo affrontato è stata il bilancio del Comune: riportare ordine, riorganizzare la macchina amministrativa, creare le condizioni per investire senza tagliare i servizi e affrontare il futuro con basi più solide. Siamo partiti dal risanamento, dalla verità dei numeri, dalla necessità di ricostruire una struttura capace di programmare, pagare in tempi certi, riconoscere il merito, liberare energie.

In questi undici anni abbiamo superato anche prove durissime: il peso dell’avvio dopo il commissariamento, l’acqua granda del 2019, la pandemia, le emergenze che hanno colpito famiglie, imprese, servizi e luoghi simbolici della città, un’inchiesta che mi ha coinvolto e che mi fa soffrire terribilmente. È proprio nei momenti più difficili che si misura la solidità di un’amministrazione: nella capacità di non fermarsi, ma di proteggere la comunità, di decidere senza smarrire la direzione.

È in questa prospettiva che invito a leggere questo libro. Non come un elenco, ma come una mappa: necessariamente riassuntiva, certo, di un lavoro molto più grande, che ha voluto rimettere ordine nei fondamentali del Comune e insieme cambiare la traiettoria della Città. Le pagine che seguono raccontano capitoli, settori, progetti, opere, servizi, regolamenti, investimenti, politiche sociali, culturali, educative, urbanistiche, ambientali, sportive. Ma dietro ciascuno di questi capitoli c’è sempre stato un lavoro più lungo e più complesso di quanto possa apparire nella forma finale e riassuntiva con cui oggi lo si racconta.

Venezia, del resto, non è mai stata per me una cartolina immobile. È un organismo vivo che tiene insieme le tante “Città di Venezia”, il centro storico e la terraferma, le isole e il Lido, Pellestrina, Mestre. Marghera, Chirignago, Zelarino, Favaro Veneto…

Governare queste “tante Città” ha significato tenere insieme tutto questo, senza separare mai la bellezza dalla vita quotidiana delle persone.

Ogni scelta che arriva in Giunta o in Consiglio comunale non nasce mai, da un gesto improvviso né da una formula semplificata. Dietro ogni delibera c’è un tempo di pensiero, di invenzione, di fantasia creativa, di elaborazione, di confronto, di verifica tecnica e contabile, di valutazione degli impatti, di controllo giuridico-amministrativo, di esame delle alternative possibili ed impossibili, di responsabilità politica. C’è lavoro vero, tanto lavoro. Un lavoro che spesso non si vede, ma che è il presupposto indispensabile perché una decisione sia seria, legittima, sostenibile, attuabile e utile.

Per questa ragione il libro non sostituisce gli strumenti ufficiali della vita amministrativa della Città: li accompagna, li organizza, li rende più leggibili in una visione d’insieme. Il dettaglio completo dell’attività del Comune è altrove, ed è giusto che sia così: pubblico, accessibile, consultabile. Sul sito istituzionale del Comune di Venezia chiunque può accedere alle delibere di Giunta e di Consiglio, ai video delle Commissioni, ai percorsi degli atti, ai dibattiti, ai voti, alle posizioni espresse. Nulla è stato sottratto allo sguardo pubblico.

Questa non è una scelta casuale, ma il frutto di una convinzione precisa: la trasparenza non è solo un obbligo formale. È una cultura, un modo di stare nelle istituzioni, un impegno quotidiano nei confronti dei cittadini che ti hanno dato fiducia. Significa che le scelte dell’Amministrazione devono poter essere verificate, discusse, criticate e chi non è d’accordo deve avere gli strumenti per argomentare il proprio dissenso. La democrazia si alimenta di informazione reale, non di narrazioni preconfezionate. Anche per questo il volume va letto come un invito ad approfondire.

Dietro ciascuna di queste pagine c’è il tentativo di restituire un metodo. Un metodo fondato sul rigore — che ha significato, prima di tutto, rimettere in ordine i conti quando sarebbe stato più semplice rimandare — e sulla capacità di tenere insieme visione e concretezza, quadro complessivo e di dettaglio, decisione politica, sostenibilità amministrativa ed economica. 

Ho capito in questi anni che la “politica” spesso ha più convenienza a non decidere, a rinviare le decisioni per paura delle critiche e del confronto. Io invece ho scelto di “fare”, di agire, assumendomi la responsabilità delle scelte. L’obiettivo è stato quello di far ripartire la Città, senza ideologie, farla rimettere in marcia dopo decenni di asfissia, di manutenzioni non fatte, di decisioni non prese, di disastro economico e finanziario.

Non ho mai lavorato da solo. A questi risultati hanno contribuito tante persone, e qui desidero dirlo con chiarezza e riconoscenza. Desidero ringraziare gli assessori, i consiglieri comunali, la Presidente del Consiglio, i presidenti e i consiglieri di Municipalità, tutti coloro che hanno condiviso la fatica della decisione e la responsabilità di portarla fino in fondo, a cominciare dal mio staff.

Ci sono stati momenti in cui con proteste accese, con ricorsi e accuse varie si è cercato di isolare, esporre, intimorire gli assessori, i Consiglieri Comunali o di Municipalità semplicemente perché avevano votato una delibera o difeso una scelta. Anche a queste persone va il mio grazie, perché hanno resistito. Hanno tenuto la schiena dritta quando sarebbe stato più comodo arretrare. Hanno continuato a fare il proprio dovere. E questo, in politica come nelle istituzioni, non è mai scontato.

Ringrazio la struttura amministrativa del Comune di Venezia e della Città metropolitana: i dipendenti, i dirigenti e i direttori, il Segretario generale, i Sindaci e i Consiglieri Metropolitani, i tecnici, i responsabili dei servizi. Unitamente a loro, il personale, le direzioni e i Consigli di amministrazione delle società partecipate, delle Istituzioni e delle Fondazioni. Senza il loro impegno quotidiano, la loro competenza, la loro tenuta anche nei momenti più difficili, molte delle trasformazioni raccontate in questo volume non sarebbero state possibili. Il loro nome compare raramente nelle cronache, ma il loro contributo è sotteso in ogni pagina di questo lavoro.

La forza dei fatti, nel tempo, ha resistito a tutto questo. Ha resistito alle caricature, agli slogan, alle contrapposizioni pregiudiziali. Ma soprattutto ha resistito perché il cambiamento di rotta della Città, a poco a poco, è diventato visibile, checché ne dicano strumentalmente le opposizioni: nei conti rimessi in ordine, nella capacità di investimento ricostruita, nei servizi rafforzati, nei cantieri aperti, nella manutenzione tornata centrale, nelle opere che hanno preso forma, nei regolamenti aggiornati, nelle procedure semplificate, nei progetti che hanno ridato prospettiva a parti della Città che rischiavano di restare ferme o degradate. Nella possibilità, insomma, di tornare a guardare Venezia non come una città rassegnata a subire il proprio destino, ma come una città capace di governarlo.

Desidero, inoltre, rivolgere un sincero ringraziamento anche a tutte le Istituzioni dello Stato e agli Enti che in questi undici anni hanno accompagnato Venezia con spirito di servizio e collaborazione concreta: i Governi e i Presidenti del Consiglio che si sono succeduti, da Matteo Renzi a Paolo Gentiloni, da Giuseppe Conte a Mario Draghi fino a Giorgia Meloni; la Regione del Veneto, con il Presidente Luca Zaia prima e Alberto Stefani poi, nonché gli assessori e i consiglieri regionali; la Prefettura, la Questura della Polizia di Stato, i Comandi provinciali, regionali ed interregionali dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco, l’Esercito e il Reggimento dei Lagunari, la Marina Militare, la Capitaneria di Porto, il Tribunale, la Corte d’Appello, la Procura della Repubblica, la Procura Generale, il Tribunale per i Minorenni, la Magistratura amministrativa e contabile di Venezia, la Protezione civile e l’intera macchina del soccorso e della sicurezza, nonché le Aziende Sanitarie ULSS 3 Serenissima  e ULSS 4 Veneto Orientale, la Soprintendenza. Grazie a tutti i Direttori, Generali, Ammiragli, Comandanti, Presidenti, Prefetti, Questori e di rimando a tutti i collaboratori impegnati nelle vostre Istituzioni, alle donne e agli uomini in divisa. A tutti Voi arrivi la mia stima più profonda e il mio grazie sincero, perché nei passaggi più delicati, come nella quotidianità amministrativa, la qualità dei rapporti istituzionali fa la differenza e rende più forte la capacità di risposta dello Stato verso i cittadini. Non faccio l’elenco completo dei nomi, alcuni non possono essere citati, ma consideratevi compresi tutti, perché prima del rispetto del ruolo e della carica, con voi c’è sempre stato il rispetto e la fiducia tra come Persone.

Ringrazio, infine, i Cittadini, che sono i veri “azionisti” della cosa pubblica, e tutte le forme di rappresentanza dei corpi intermedi. Siete stati il termometro più fedele del nostro operato, a volte bastava un saluto quando ci incrociavamo sul marciapiede o in calle. Mi avete sostenuto, criticato, chiesto, controllato, indicato soluzioni. Ed è giusto che sia così: perché una comunità democratica vive anche di questo rapporto continuo, esigente, tra chi amministra e chi affida a qualcun altro la responsabilità di decidere.

È con questo spirito che invito a leggere il volume: non fermandosi alla singola pagina, ma cercando di coglierne la struttura, i rimandi, la trama complessiva. Si può cominciare da un capitolo e poi allargare lo sguardo. Ci si può soffermare sui temi più vicini alla propria esperienza — il sociale, la scuola, l’urbanistica, la cultura, Mestre, Marghera, Lido, il centro storico, le isole, la sicurezza, lo sport, il lavoro, i servizi ai cittadini — e poi scendere nel dettaglio, oppure aprirlo a caso e lasciarsi guidare dalla curiosità.

In questo libro si trovano opere, numeri, interventi, strategie, capitoli diversi di un unico percorso e la testimonianza del mio grande impegno. Ma ciò che tiene insieme tutto non è l’elenco dei risultati. È una visione. L’idea che Venezia possa essere davvero “la più antica città del futuro”. Un luogo in cui la memoria non sia un peso ma una responsabilità; in cui la modernità non sia imitazione ma intelligenza del proprio tempo; in cui la sostenibilità non sia una parola d’ordine ma una pratica quotidiana; in cui il sapere, il lavoro, la cultura, la bellezza e la solidarietà possano ancora riconoscersi parte di uno stesso disegno.

Una Città, però, che per guardare davvero al futuro deve continuare a pensarsi come città intera e come comunità ampia: centro storico e terraferma, laguna e ambito metropolitano, università, impresa, cultura, manifattura, innovazione, servizi, Istituzioni. Solo così Venezia può rimanere sé stessa, fedele alla sua storia e crescere senza snaturarsi.

Venezia, quella Venezia che io definisco di acqua e di terra, “Stato da Mar e Stato da Tera”, è una città che ha recuperato fiducia in sé stessa, che è tornata a guardare avanti senza paura.

Questa è, forse, la soddisfazione più grande di questi undici anni. Non un singolo progetto, non un singolo numero, non un singolo risultato — per quanto importanti siano stati. Ma la sensazione, difficile da misurare e impossibile da ignorare, che Venezia abbia ritrovato una direzione. Che abbia smesso di subire il proprio destino e abbia ricominciato a costruirlo.

Alla fine, il giudizio più vero non sarà quello delle polemiche di oggi o delle strumentalizzazioni del momento. Sarà quello del tempo lungo: di chi vivrà questa città dopo di noi, di chi erediterà le scelte che abbiamo avuto il coraggio di compiere. Il giudizio più importante sarà quello che daranno in futuro i bambini di oggi.

Poi, se il libro riuscirà a trasmettere alla Città la fiducia di potercela fare — il senso di quasi quattromila giorni di lavoro, il metodo che li ha guidati, la complessità che li ha accompagnati, la trasparenza con cui sono stati resi conoscibili — allora avrà assolto al suo compito.

Questo è ciò che ho fatto.

Con tutto il peso e con tutto l’onore di servire Venezia.

Buona lettura.

Sfoglia i capitoli del libro:

Conclusioni 

Venezia, 27 aprile 2026

Undici anni di lavoro da Sindaco non sono soltanto una lunga stagione amministrativa. Sono un pezzo di vita.
Sono un tempo che ti entra dentro, ti cambia, ti mette alla prova, ti costringe ogni giorno a misurarti con il peso delle decisioni e con la responsabilità delle conseguenze. Da fuori si vedono le cerimonie, le critiche, i cantieri, gli incontri pubblici, le polemiche, gli applausi e gli articoli sui giornali. Ma dentro c’è molto di più. C’è una dimensione silenziosa, meno visibile, che nessun bilancio di mandato riesce davvero a raccontare fino in fondo: quella fatta di pensieri che non si spengono mai, di notti interrotte, di preoccupazioni che entrano nella vita privata e non ne escono del tutto.

Ho sempre creduto che, se la vita ti ha dato molto, a un certo punto devi restituire. Devi mettere a disposizione degli altri esperienza, energie, relazioni, capacità di visione. Poi ho capito, durante questo tempo lunghissimo da sindaco, che ero io che stavo imparando, ero io che stavo ricevendo stimoli, insegnamenti, esperienza di vita.
Confesso che mi sono tuffato in questa avventura con l’ingenuità di un bambino, pensando solo di aiutare la mia Città, la Città di acqua e di terra, la grande Venezia Metropolitana complessa, contraddittoria, che la nostra gente percepisce e vive già, la Venezia dei miei sogni, la Città più bella del Mondo.

Una Città che fa parlare da sempre di sé, per la sua libertà, per le sue potenzialità, per la sua lotta tra la conservazione e il progresso, tra l’arte e la scienza, tra la lettura del passato e quella del presente. Per questo ho coniato lo slogan “Venezia, la più antica Città del Futuro”.

Ho imparato piano piano, un giorno dopo l’altro, che nella vita pubblica esistono dinamiche e logiche che non conoscevo e che faccio fatica ad accettare, a digerire, anche adesso che finisce il mio mandato. Esistono, per esempio, ancora i residui delle ideologie che, purtroppo, talvolta offuscano gli obiettivi concreti da raggiungere per il bene pubblico. Spesso mi sono trovato a fare i conti con proposte strampalate o senza basi concrete e reali poter essere realizzate.

Mi sono tuffato in questa sfida senza alcun paracadute, con trasporto personale pressoché totale per tutti questi anni. Fare il Sindaco di Venezia, per come l’ho interpretato io, ha voluto dire uscire di casa la mattina e rientrare la sera senza orari di sorta, essere sempre stato in prima linea nella soluzione dei problemi, significa sapere che il telefono può squillare sempre. Di giorno e di notte. A Ferragosto, come in una domenica mattina. E dall’altra parte della linea può esserci un problema improvviso, un pericolo, una tragedia, un’emergenza che richiede lucidità immediata, sangue freddo, presenza. In questi undici anni ne ho avuto conferma fino in fondo: nelle ore dell’Acqua granda, quando la città fu colpita nel suo corpo e nella sua anima; nei momenti decisivi e di tensione che hanno preceduto la prima alzata del MOSE; nei mesi del Covid, quando il mondo sembrò fermarsi e ogni scelta aveva un peso umano prima ancora che amministrativo; nella tragedia del bus, quando una sera normale si trasformò in un abisso di dolore. Non c’è mai stata una vera tregua. Perché la responsabilità pubblica, se la senti davvero, non si indossa e non si toglie come una fascia tricolore.

In questi anni, in un tempo segnato da guerre vicine e lontane, ho visto e ascoltato storie di famiglie spezzate, di dolore innocente, ho visitato città ferite dalle bombe, ho ospitato madri con bambini che scappavano dal conflitto. E ho sentito ancora più forte una convinzione semplice: la pace non è una parola debole né una formula di circostanza. È il bene più alto che una comunità possa custodire, la condizione che rende possibile tutto il resto.

Nei momenti più difficili ho sentito anche il bisogno del silenzio, della preghiera, di un affidamento che andasse oltre ciò che si può controllare con la ragione e con la volontà. Quel bisogno, quando il peso diventa troppo grande, di alzare lo sguardo, di cercare una forza che non sia soltanto la tua, di ricordarti che non tutto dipende da te e che proprio per questo devi continuare a fare fino in fondo la tua parte. Anche nell’attraversare il dolore, la fede può diventare una forma di resistenza interiore.

Questi undici anni hanno portato con sé anche il dolore delle assenze. Li ho vissuti attraversando la perdita di persone care che erano parte di questo cammino. Persone che avevano scelto di esserci, di lavorare, di impegnarsi accanto a noi, e che non hanno potuto vedere la fine del percorso. Voglio ricordare Paolo Pellegrini, Silvana Tosi, Maurizio Calligaro, Bruno Lazzaro, Giuseppe Roberto Chiaia, e tanti altri amici che ho perso e che porto con me. Voglio ricordarli anche qui, non come una nota a margine, ma come parte integrante di ciò che questa stagione è stata. Il loro contributo nelle aule, negli uffici, nelle riunioni operative, nelle scelte difficili condivise, vive dentro di me e in molte delle pagine di questo libro.

C’è stata poi un’altra prova, più aspra e più intima, che mi ha lasciato attonito: la vicenda giudiziaria. Non è questa la sede per ricostruirla. Ma non sarebbe corretto far finta che non abbia inciso. Incide quando senti messa in discussione la tua onestà, non soltanto una posizione pubblica, ma la tua storia, la tua reputazione, il rapporto con le persone che ami. Sarebbe ipocrita nascondere il dolore profondo che provo e che non auguro proprio a nessuno di dover sopportare. Pur colpito da accuse infamanti di cui so essere innocente, non ho mai perso né il rispetto per le Istituzioni, né la fiducia nel tempo della verità, né il rispetto per la Magistratura. Ho continuato a lavorare, a fare il mio dovere. Ho continuato a mettere Venezia davanti, perché sentivo che era l’unico modo giusto di stare dentro quella prova senza tradire me stesso.

In tutto questo, non ho mai dimenticato da dove vengo, da una famiglia che ha sempre lavorato e creduto prima di tutto nell’onestà e nel rispetto. E so bene che se ho retto, se in certi passaggi ho avuto la forza di non piegarmi, di andare avanti, di assumermi decisioni difficili anche quando erano impopolari, lo devo anzitutto alle radici che mi hanno formato. Penso a mia madre, Maria. Più ancora delle parole, ne ricordo l’esempio. Guardo mio padre, Ferruccio, e rivivo le infinite discussioni con lui e con mio fratello Gabriele e sua figlia Sara, che continuano ancora oggi. Mi hanno educato semplicemente lavorando, facendo il proprio dovere, affrontando la vita con dignità, senza scorciatoie, senza chiedere al mondo più di quanto si è disposti a dargli. Da loro ho imparato il valore dell’impegno, il rispetto per i sacrifici, il senso della responsabilità, la serietà della parola data. E mi hanno insegnato anche questo: bisogna stare in piedi con le proprie gambe e guardare in faccia la realtà, soprattutto quando è scomoda.

Questo metodo mi ha accompagnato anche nel governo della Città. Perché amministrare, in fondo, significa questo: dire la verità, non spostare i problemi più avanti, non promettere ciò che non si può mantenere, ma fare quello che serve perché una comunità possa reggere, crescere, prepararsi al futuro.

Accanto alle radici ci sono stati gli affetti. E qui il mio pensiero va ai miei figli Valentina, Andrea, Piera Maria, Jacopo, Ettore e alla nipotina Matilde. Fare il sindaco non coinvolge mai soltanto chi porta la fascia tricolore. Coinvolge inevitabilmente anche la famiglia, i tempi sottratti, le preoccupazioni che si respirano in casa anche quando non vengono dette. I figli capiscono più di quanto lascino vedere. Sentono il clima, colgono il peso dei momenti difficili, imparano presto che il proprio padre è da condividere con una città. Per questo il mio grazie nei loro confronti è un sentimento di riconoscenza profonda, anche per l’amore e l’affetto che mi hanno donato in questi anni. Credo di averli ripagati un po’ con la soddisfazione per le cose fatte che racconto in questo libro, sperando che mi perdonino quelli più piccoli quando, fra qualche anno, potranno capire meglio cosa ha realizzato il loro papà quando faceva il Sindaco.

Poi, ma in realtà prima di tutto, c’è Stefania.

Non è facile trovare le parole giuste con Stefania, per scusarmi delle mie assenze in famiglia, per averLe scaricato quasi tutto il peso della crescita dei figli, ma con Stefania non ce n’è bisogno. Non ce n’è mai stato bisogno. Lei capisce prima di me. A Lei avevo chiesto undici anni fa se mi appoggiava in questa sfida e come sempre Lei si è buttata con il sorriso. Con tenacia ha condiviso con me questo percorso, mi ha sostenuto, mi ha accompagnato, mi è stata vicino e, la cosa più importante, mi ha sempre amato. A Stefania va la mia gratitudine più sincera. Perché è stata l’asse portante della famiglia e della sua attività lavorativa. Per l’amore che non ha chiesto di essere spiegato, ma che c’è. Ogni giorno. Si, credo proprio che l’amore sia la cifra giusta per misurare questa fantastica esperienza.

Arrivato alla fine di questo volume, e alla fine di undici anni che sono stati molto più di un incarico istituzionale, adesso sento il bisogno di tornare all’essenziale. Alle persone. Agli affetti. Alle cose che nessun bilancio di mandato sa raccontare fino in fondo, neppure in più di mille pagine. Perché le opere contano. I conti in ordine contano. I servizi contano. I cantieri, le scuole, la sicurezza, le politiche sociali, la cultura: tutto conta. Ma alla fine di un lungo tratto di governo conta anche altro. Conta il modo in cui si è esercitata la responsabilità. Conta se si è scelto per convenienza o per generosità. Conta il segno umano che si lascia.

Ci sono cose che avrei fatto diversamente. Ci sono obiettivi che non abbiamo raggiunto, aspettative che non siamo riusciti a soddisfare, persone che abbiamo deluso. Mi scuso con tutte loro. Governare non significa essere infallibili. Significa provare a fare il meglio possibile nel tempo che si ha, con le risorse che si hanno, in mezzo a mille spinte diverse e spesso contrarie tra loro. Ma una cosa posso dirla serenamente: abbiamo lavorato con lealtà e con onestà. Senza finzioni né infingimenti. Senza calcoli di comodo. Senza mai smettere di sentire addosso il peso e l’onore della fascia tricolore.

In questi anni abbiamo rimesso in ordine bilanci, ricostruito capacità di investimento, rafforzato servizi, aperto cantieri, completato opere, dato avvio a processi di innovazione che continueranno oltre il tempo del mio mandato. Ci sono opere concluse e lavori ancora in corso. Ci sono progetti realizzati e altri che chiederanno continuità, cura, determinazione. Non considero questo un limite, ma la natura stessa dell’amministrare. La politica è anche una staffetta: ciò che conta non è trattenere il testimone, ma consegnarlo senza averlo lasciato cadere. Speriamo in mani buone. Governare significa fare bene la propria parte, consegnare una struttura più solida, lasciare una direzione.

Questo libro, questo racconto spero servirà anche come metodo futuro di lasciare la cosa pubblica: redigendo una relazione per facilitare chi viene dopo nel conoscere fin da subito tutte le situazioni, una specie di mappa orientativa. A me questa relazione è costata molta fatica. Io, quella volta, appena eletto nel 2015, non l’ho trovata.
Tra qualche settimana si conclude il mio incarico da Sindaco. E ricordarlo non mi lascia indifferente. Perché questa Città, in questi anni, è stata parte di ogni mio giorno, di ogni pensiero, di ogni preoccupazione, di ogni speranza. Finisce una stagione istituzionale che ha assorbito tutto me stesso e sicuramente anche tante persone che mi vogliono bene. Ma il mio impegno per Venezia continua, come la mia passione civile e la mia idea di servizio, quella politica con la P maiuscola.

Ho avuto il privilegio di servire la Città più bella del mondo. E uso la parola privilegio con piena consapevolezza. Perché portare la fascia tricolore di Venezia è stato un onore alto, una responsabilità che ho sentito ogni giorno, fino in fondo. L’ho portata sapendo che rappresentava molto più di me: una storia millenaria, una comunità viva, una città unica che chiede rispetto, disciplina, coraggio.

E allora, arrivato davvero alla fine di queste pagine, sento soprattutto dentro di me di dover dire, ancora una volta, grazie.

Grazie a mia madre Maria che adesso mi protegge dal Cielo e a mio padre Ferruccio, per ciò che mi hanno dato e insegnato.
Grazie ai miei figli, per l’affetto e l’amore che mi trasmettono sempre.
Grazie a Stefania, per essere stata accanto a me con una forza meravigliosa.
Grazie a chi ha lavorato con me.
Grazie anche a chi, nelle mie aziende, ha lavorato senza di me.
Grazie a chi non c’è più, ma continua a camminare nei nostri ricordi.
Grazie a tutti quelli che mi hanno sostenuto.
Grazie anche a chi mi ha criticato in buona fede, costringendomi a riflettere meglio e, talvolta, a cambiare idea.
Grazie ai cittadini delle “Città di Venezia”.

È stata un’esperienza straordinaria che porterò sempre nel cuore, con la serenità di avere dato tutto quello che potevo dare.

Grazie.

Luigi Brugnaro,
Sindaco di Venezia

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