La Città metropolitana, quando abbiamo iniziato questo percorso, era un ente nuovo, tutto da costruire non solo nelle regole, ma soprattutto nel senso politico e amministrativo. La Legge Delrio, infatti, dal 2014 aveva affidato l’incarico di Sindaco metropolitano automaticamente al Sindaco del capoluogo. Abbiamo interpretato questo passaggio non come un semplice cambio di nome rispetto alla vecchia Provincia, ma come l’occasione per dare forma a un livello di governo più adatto alla realtà in cui già viviamo: una comunità ampia, fatta di Comuni diversi ma interconnessi, di reti infrastrutturali, scuole, servizi, mobilità, sicurezza, cultura e territori che non possono più essere letti separatamente.
Per quello che la Legge Delrio consentiva, abbiamo lavorato per trasformare la Città metropolitana in uno strumento concreto, utile ai cittadini e vicino ai sindaci. Per farlo siamo partiti dalle fondamenta: il primo Consiglio metropolitano, la Conferenza dei sindaci, il nuovo Statuto, il Piano strategico, il risanamento dei conti, la riorganizzazione della macchina amministrativa. Dentro questo lavoro c’è stata una scelta decisiva, che ha dato credibilità a tutto il resto: portare il debito a zero. Non è stato un risultato solo contabile, ma un atto di responsabilità istituzionale, perché rimettere in ordine i bilanci ha significato liberare risorse, rafforzare la capacità di investimento e restituire solidità a un ente che doveva dimostrare subito di essere affidabile, soprattutto in periodi difficili dove le entrate non erano certe e sicure e andava ristrutturato completamente.
Va senz’altro ricordato come la legge istitutiva della Città metropolitana (Legge Delrio) non dia né grandi sicurezze di introiti né di particolari poteri. Non solo, prevede la gratuità di tutti gli incarichi politici, poiché eletti con votazioni di secondo livello. Più precisamente, nel consiglio metropolitano possono votare e possono essere eletti solo persone che sono già componenti o sindaci di altri Comuni. Di fatto, la classe politica metropolitana viene ristorata dai vari comuni di appartenenza, chiedendo ai consiglieri e sindaci già eletti un doppio incarico. È abbastanza evidente che bisogna correggere la legge e dare più risorse e autonomia finanziaria certa a questo Ente.
Su questa base abbiamo potuto esercitare fino in fondo una funzione di coordinamento e di supporto ai Sindaci e ai territori, anche nella ricerca delle risorse europee, ministeriali e regionali. Abbiamo lavorato per intercettare fondi, costruire progettualità credibili, accompagnare i Comuni e distribuire le opportunità in modo proporzionato, tenendo conto dei bisogni e delle caratteristiche delle diverse aree del territorio metropolitano. Anche questo è stato un modo concreto di interpretare la nostra missione: non accentrare, ma mettere in rete; non sostituirsi ai Comuni, ma aiutarli a crescere dentro una strategia comune.
In questi anni abbiamo dato sostanza a questa visione attraverso le funzioni più concrete e più visibili: la manutenzione e la sicurezza della rete viaria, i percorsi ciclopedonali, le rotatorie, il telecontrollo degli impianti, l’edilizia scolastica, le nuove palestre, la Protezione Civile metropolitana, i servizi digitali condivisi, l’Avvocatura civica a supporto dei Comuni, la valorizzazione dei beni culturali e delle iniziative sportive e formative diffuse sul territorio. Abbiamo cercato di dimostrare, con i fatti, che la dimensione metropolitana non è un’astrazione istituzionale, ma una scala necessaria per affrontare problemi complessi e costruire opportunità più grandi.
La mia idea di area metropolitana futura, inoltre, non si ferma ai confini amministrativi disegnati dalla legge. Ho sempre guardato a una dimensione più ampia, capace di tenere insieme Venezia, Padova e Treviso come un unico spazio di relazioni, mobilità, lavoro, studio, servizi e sviluppo. È una visione che parte dalla realtà vissuta ogni giorno dai cittadini e che chiede alla politica un salto di scala, più coraggio e più capacità di governo. La sfida, in fondo, è sempre stata questa: tenere insieme identità diverse dentro una visione comune, fare dei campanili non dei muri ma nodi di una rete, rafforzare i servizi senza cancellare le autonomie, aiutare i territori a sentirsi meno periferia e più parte di un sistema. È qui che abbiamo provato a dare un senso pieno alla Venezia metropolitana: non soltanto come ente, ma come metodo di governo, come infrastruttura pubblica e come idea di futuro.
Situazione 2014 / 2015
Situazione 2025 / 2026
DEBITI DI FINANZIAMENTO
DEBITI DI FINANZIAMENTO
PATRIMONIO NETTO
PATRIMONIO NETTO
FONDO CASSA
FONDO CASSA
PISTE CICLABILI
PISTE CICLABILI
ENTI CONVENZIONATI STAZIONE UNICA APPALTANTE
ENTI CONVENZIONATI STAZIONE UNICA APPALTANTE
NUOVE PALESTRE
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VOUCHER 6 SPORT
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POPOLAZIONE SCOLASTICA CON CPI
POPOLAZIONE SCOLASTICA CON CPI
GIORNI NECESSARI AL PAGAMENTO DELLE FATTURE
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